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	<title>Psicoterapeuta infantile Castelli Romani</title>
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	<description>Psicoterapeuta dell&#039;età evolutiva</description>
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		<title>Intervenire nelle difficoltà emotive e relazionali dei bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 10:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consulenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concetto di difficoltà emotive e relazionali evoca u [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di <em>difficoltà emotive e relazionali</em> evoca un’ampia gamma di aspetti interconnessi tra loro, rispetto ai quali è bene fare chiarezza. In questo approfondimento, si procederà con il <strong>prendere in analisi, più da vicino, problematiche emotive e comportamentali che abbiamo identificato in <a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/approccio-cognitivo-comportamentale">questo articolo</a> con il termine <em>disturbi internalizzanti</em></strong>, ossia caratterizzati da sintomi di ipercontrollo e dalla tendenza del bambino a regolare i propri stati emotivi e cognitivi in modo eccessivo ed inadeguato.</p>
<p>A questa categoria, oltre al disturbo d’ansia (<a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/blog/ansia-bambini-aiuto.html">già affrontato in un altro post</a>), appartiene il <strong>Disturbo Depressivo.</strong> Vediamolo più da vicino:</p>
<h2>Come si manifesta il disturbo depressivo nei bambini</h2>
<p><strong>La Depressione è una condizione emotiva abbastanza comune nei bambini e negli adolescenti</strong>, si pensi che rappresenta attualmente la II° causa di disagio più comune. Da stime generali è stata individuata una percentuale di 4-6% di soggetti in età evolutiva che ha sofferto, in un certo periodo della sua vita, di un disturbo depressivo mediamente invalidante, con maggior prevalenza per le ragazze (Merrell, 1999).</p>
<p>Sono principalmente due le condizioni presenti in un bambino/adolescente con disturbo depressivo:</p>
<ul>
<li>Irritabilità</li>
<li>Umore depresso o tristezza eccessiva</li>
</ul>
<p>Al contrario di ciò che si pensa comunemente, <strong>il primo aspetto</strong> (associato a sentimenti di rabbia, ostilità e collera) <strong>è prevalente rispetto a tristezza e malinconia</strong>.</p>
<p>Come tutte le emozioni anche la rabbia svolge un ruolo adattivo, tuttavia nel bambino depresso, essa si manifesta in modo <strong>frequente</strong> ed <strong>intenso</strong>. In particolare, si esprime con:</p>
<ul>
<li>Irritabilità per la maggior parte del giorno</li>
<li>Scoppi di collera improvvisi</li>
<li>Scarsa tolleranza alle frustrazioni</li>
<li>Condotte aggressive (fisiche e verbali)</li>
</ul>
<p><strong>Nell’adolescente depresso</strong>, invece, si manifesta con:</p>
<ul>
<li>Comportamenti autodistruttivi</li>
<li>Comportamenti eterodistruttivi</li>
<li>Rabbia internalizzata (rivolta verso sé)</li>
<li>Rabbia esternalizzata (rivolta verso l’esterno)</li>
</ul>
<h2><strong>Che tipo di depressione?</strong></h2>
<p>I sintomi, per poter effettuare diagnosi, devono essere presenti per <strong>almeno 2 settimane</strong>. Essi, tuttavia, si diversificano in base al tipo di disturbo depressivo in questione, dunque è importante elaborarne una valutazione accurata.</p>
<p>Prendendo in considerazione Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, American Psychiatric Association, 2014), è possibile riscontrare i seguenti sintomi:</p>
<ul>
<li>Irritabilità per la maggior parte della giornata, osservabile da insegnanti, coetanei e genitori</li>
<li>Scoppi di collera verbali e comportamentali eccessivi ed incongrui per intensità o durata alla situazione</li>
<li>Perdita di interesse e piacere per tutte o quasi le attività</li>
<li>Umore depresso/irritabile</li>
<li>Insonnia/ipersonnia</li>
<li>Faticabilità</li>
<li>Agitazione/Rallentamento psicomotorio</li>
<li>Sensi di colpa/autosvalutazione eccessivi</li>
<li>Pensieri di morte/ideazione suicidaria</li>
<li>Indecisione/ difficoltà di concentrazione</li>
<li>Scarso appetito/iperfagia</li>
<li>Bassa autostima</li>
<li>Difficoltà di concentrazione</li>
<li>Sentimenti di disperazione</li>
<li>Labilità affettiva (sbalzi di umore, aumentata sensibilità al rifiuto)</li>
</ul>
<h3>Tipologie di disturbo depressivo</h3>
<p>In base alla presenza di questa sintomi, si distinguono le seguenti categorie di disturbi depressivi (i primi tre sono certamente i più frequenti):</p>
<ol>
<li>Disturbo da regolazione dell’umore dirompente</li>
<li>Disturbo Depressivo Maggiore</li>
<li>Disturbo Depressivo Persistente o Distimia (cronicità dei sintomi)</li>
<li>Disturbo disforico premestruale</li>
<li>Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci</li>
<li>Disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica</li>
<li>Disturbo depressivo con/senza altra specificazione</li>
</ol>
<p>Per quanto riguarda la fascia d’età tra gli 0 e i 3 anni è bene fare riferimento ad un altro manuale: Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell&#8217;infanzia (Classificazione Diagnostica 0-3, Helen Link Egger et al., 2008). Esso distingue:</p>
<ul>
<li>Reazione a scomparsa o Lutto prolungato, dovuta alla perdita di una figura di attaccamento primaria a causa di morte o scomparsa e alla presenza di una sola figura di attaccamento che, tuttavia, non fornisce un accudimento adeguato</li>
<li>Depressione Infantile, caratterizzato da umore depresso e irritabile, probabilmente dovuto a: trascuratezza/ disinteresse delle figure di attaccamento.</li>
</ul>
<h2><strong>Intervento psicologico per la depressione in adolescenti e bambini</strong></h2>
<p>Lo specialista si concentra dapprima nel <strong>formulare una valutazione</strong> che illumini ogni aspetto della problematica presentata dal bambino/adolescente in questione. <strong>Effettua dei colloqui clinici con i genitori, con il bambino stesso e, se possibile, con gli insegnanti che lo seguono</strong>. Procede alla somministrazione di test standardizzati, prove grafiche e consegna questionari utili a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile. <strong>Delinea una diagnosi</strong> (proponendo una valutazione neuropsichiatrica se la gravità lo richiede), fornisce una restituzione ai componenti della famiglia ed, infine, offre delle indicazioni terapeutiche che possono comprendere attività di sostegno psicologico o la necessità di un vero e proprio percorso terapeutico (rivolto alla coppia genitoriale e/o al bambino).</p>
<h3><strong>Come si delinea un buon intervento rivolto a problematiche infantili di tipo depressivo?</strong></h3>
<p>Gli interventi applicabili sono molti e diversificati, ciò che risulta imprescindibile è la collaborazione tra lo specialista, la famiglia e la scuola in quanto molto spesso un <strong>approccio multimodale</strong> è ciò che determina la riuscita del percorso.</p>
<p>Le possibilità sono:</p>
<ol>
<li>Interventi sul bambino/ragazzo: Terapia Cognitivo-Comportamentale o Psicoterapia di gruppo</li>
<li>Interventi sui genitori: Parent Training o Psicoeducazione</li>
<li>Interventi sugli insegnanti: Teacher Training o GLH</li>
<li>Interventi di prevenzione psicosociale su minori a rischio</li>
<li>Farmacoterapia (sotto la responsabilità di un neuropsichiatra infantile).</li>
</ol>
<p>In linea generale gli <strong>obiettivi</strong> su cui il sostegno psicologico intende far leva sono:</p>
<ul>
<li>Elevare l’umore e permettere l’acquisizione di un livello adeguato di energia, attività e socializzazione</li>
<li>Bloccare eventuali pensieri concernenti il desiderio di morire</li>
<li>Ridurre l’irritabilità ed incrementare lo scambio interazionale con familiari e amici</li>
<li>Normalizzare l’alimentazione ed il sonno</li>
<li>Stimolare rinnovato interesse verso la buona riuscita scolastica, nel coinvolgimento sociale, ecc.</li>
<li>Introdurre strategie di assertività nel comunicare i propri bisogni. E molto altro ancora…</li>
</ul>
<h3><strong>Quali sono gli strumenti utilizzati nella relazione di aiuto ?</strong></h3>
<p>Anche in questo caso, ritengo prioritario sottolineare che gli strumenti utili variano in misura della natura e dell’intensità della difficoltà presentata. Tuttavia, dalla “cassetta degli attrezzi” da cui può attingere lo psicologo dell’età evolutiva troviamo:</p>
<ul>
<li>un percorso di psicoeducazione</li>
<li>individuazione di attività piacevoli</li>
<li><em>training</em> di abilità sociali</li>
<li><em>training</em> di assertività</li>
<li>messa in discussione dei pensieri</li>
<li>tecniche immaginative</li>
<li>utilizzo di affermazioni positive</li>
<li>tecniche immaginative</li>
</ul>
<p><a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Affrontare i disturbi da deficit dell&#8217;attenzione e iperattività</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/adhd-iperattivita.html</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 10:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consulenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di bambini vivaci, esuberanti, scatenati. Spes [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla di bambini vivaci, esuberanti, scatenati. Spesso si assegna loro l’aggettivo di “iperattivi” <strong>senza conoscere con esattezza la connotazione che tale definizione racchiude</strong>. Si vuole, dunque, approfondire, in questo spazio, una specifica gamma di aspetti cognitivi e comportamentali che contraddistinguono il “<strong>Disturbo da deficit di attenzione/iperattività</strong>”.</p>
<h2>Sintomi dell&#8217;iperattività nel bambino</h2>
<p>In base a quanto indicato dal DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, APA, 2014) è possibile parlare di tale quadro clinico quando si rileva la presenza di tre categorie di sintomi che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo dell’individuo per almeno 6 mesi:</p>
<ul>
<li>La <strong>disattenzione</strong></li>
<li>L’<strong>iperattività</strong></li>
<li>L&#8217;<strong>impulsività</strong></li>
</ul>
<p>In riferimento al primo di essi, la <strong>disattenzione</strong>, il bambino manifesta:</p>
<ul>
<li>Incapacità nel prestare attenzione ai particolari o tendenza a commettere errori di distrazione</li>
<li>Difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti o gioco</li>
<li>Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente</li>
<li>Difficoltà nell’organizzazione dei compiti o delle attività</li>
<li>Tende ad evitare i compiti che richiedono concentrazione</li>
<li>Difficoltà nel seguire le istruzioni</li>
<li>Sbadataggine, facile distraibilità, ecc.</li>
</ul>
<p>Ci si riferisce a sintomi di <strong>iperattività </strong>quando si rileva:</p>
<ul>
<li>Irrequietezza motoria</li>
<li>Incapacità nel rimanere seduto al proprio posto</li>
<li>Tendenza a correre ed arrampicarsi eccessivamente</li>
<li>Difficoltà a svolgere attività ricreative tranquillamente</li>
<li>Loquacità eccessiva</li>
<li>Comportamento “motorizzato”</li>
</ul>
<p>Infine, i sintomi di <strong>impulsività </strong>sono:</p>
<ul>
<li>Tendenza a “sparare la risposta” prima che la domanda sia completata</li>
<li>Difficoltà nell’attendere il proprio turno</li>
<li>Interrompe o si intromette nelle conversazioni.</li>
</ul>
<h2>Tipologie di ADHD nel bambino</h2>
<p>Facendo riferimento a queste tre categorie di sintomi (definiti qualitativamente e quantitativamente) è possibile identificare la specifica tipologia di ADHD, che può essere:</p>
<ol>
<li><strong>Manifestazione con disattenzione predominante</strong>: tale quadro prevede la presenza di 6 o più dei sintomi di disattenzione precedentemente descritti e comporta significativi deficit sul piano dell’attenzione e dell’autoregolazione.</li>
<li><strong>Manifestazione con iperattività/impulsività predominante</strong>: in questa tipologia di disturbo non sono presenti significativi aspetti di disattenzione ma 6 o più dei sintomi di iperattività ed impulsività. I deficit più importanti sono a carico delle funzioni esecutive (pianificare, organizzare, utilizzare il <em>problem solving</em>) e a carico della capacità di auotoregolare i propri impulsi e i propri comportamenti.</li>
<li><strong>Manifestazione combinata</strong>: prevede la presenza di 6 o più di tutti i sintomi presi in esame: disattenzione, iperattività ed impulsività.</li>
</ol>
<p>Si sottolinea, inoltre, che <strong>il temperamento del bambino con ADHD</strong> è caratterizzato dall’essere polemico, dominante, aggressivo, emotivamente vulnerabile, sottoponendolo dunque ad episodi di rifiuto sociale. A questi aspetti si aggiungono le credenze negative che il bambino con ADHD possiede riguardo sé: “Tutti ce l’hanno con me!”- “Io sono fastidioso”. Esse, il più delle volte, vengono confermate dalle reazioni di chi lo circonda e non fanno che esacerbare il vissuto interiore di disagio.</p>
<p>Non deve stupire il fatto che a completare il quadro complesso di ADHD, spesso, si presentino anche sintomi  in comorbilità, quali: ansia, oppositività, depressione, ecc.</p>
<h2>Come può intervenire la psicologa dell’età evolutiva in riferimento all’ADHD?</h2>
<p>La psicologa dell’età evolutiva ha come primo obiettivo quello di accertarsi della presenza del quadro clinico in questione e valutarne la complessità.</p>
<p>Si avvia <strong>un processo di <em>assessment</em> in cui sono previsti degli incontri di valutazione diagnostica</strong> caratterizzata da momenti di:</p>
<ul>
<li>osservazione clinica;</li>
<li>somministrazione di test e questionari;</li>
<li>colloqui con i genitori e il bambino;</li>
<li>attività ludica volta a consolidare l’alleanza terapeutica e a stimolare la collaborazione.</li>
</ul>
<p>In un secondo momento, in base alle aree deficitarie emerse, <strong>si consiglia e/o si avvia <a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/problemi-comportamentali-bambini.html">un percorso di sostegno psicologico</a> volto ad intervenire nei diversi ambiti di vita del bambino</strong> (familiare, sociale e scolastico), con gli obiettivi di:</p>
<ul>
<li>Portare il bambino a mantenere l’attenzione sul compito per periodi di tempo gradualmente più lunghi.</li>
<li>Incrementare la frequenza di comportamenti centrati sul compito.</li>
<li>Migliorare il controllo degli impulsi.</li>
<li>Stimolare genitori ed insegnanti all’utilizzo di un sistema di ricompense o metodi di <em>token economy </em>per rinforzare i comportamenti positivi e disincentivare quelli negativi.</li>
<li>Portare il genitore a porre limiti fermi e coerenti appropriati al proprio figlio.</li>
<li>Migliorare l’autostima</li>
<li>Ristrutturare i pensieri negativi del bambino riguardanti se stesso, il mondo e il futuro.</li>
<li>Mantenere relazioni durature.</li>
<li>Insegnare al bambino/ragazzo strategie di autoregolazione.</li>
</ul>
<p>Anche in questo caso la premessa più funzionale al raggiungimento degli obiettivi sopra descritti è <strong>la progettazione di un intervento multimodale, in cui convergano gli sforzi del clinico, ma anche della famiglia e della scuola</strong>. Si consiglia, dunque, un intervento di tipo: individuale (centrato sul bambino), di educazione genitoriale, ambientale e di coinvolgimento degli insegnanti.</p>
<p><a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Disturbi comportamentali nel bambino</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/problemi-comportamentali-bambini.html</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 10:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consulenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di problemi comportamentali nei bambini, quind [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla di <em>problemi comportamentali nei bambini, </em>quindo nell&#8217;età evolutiva, quando si vogliono indicare <strong>tutte quelle manifestazioni disfunzionali che il bambino mette in atto attraverso il suo comportamento</strong>. Si è già accennato a questo argomento nell’<a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/approccio-cognitivo-comportamentale">approfondimento relativo alla categoria dei problemi esternalizzanti</a>. Come già delineato in modo sintetico ed introduttivo, infatti, queste problematiche si caratterizzano per il fatto che <strong>la sofferenza del bambino o dell’adolescente viene scaricata all’esterno determinando una fonte di disturbo per l’ambiente circostante</strong>.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-101" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/06/problemi-comportamentali-bambini.jpg" alt="problemi comportamentali bambini psicologo" width="263" height="192" />È possibile riconoscere un bambino con difficoltà comportamentali in quanto, in lui, emergono aspetti quali:</p>
<ul>
<li><strong>incapacità nel tollerare le frustrazioni</strong>, con essa la pretesa che le proprie necessità debbano essere soddisfatte con assoluta priorità e la tendenza ad utilizzare un atteggiamento aggressivo per ottenere ciò che desidera;</li>
<li><strong>impossibilità nel riconoscere ed adeguarsi alle norme sociali</strong>, rispetto alle quali generalmente si oppone;</li>
<li><strong>difficoltà nell’autoregolazione</strong>, che comprende la scarsa capacità di mantenere l’attenzione, di operare uno sforzo prolungato, di inibire la risposta impulsiva e di modulare i livelli di attivazione in funzione della richiesta ambientale;</li>
<li>infine, il più delle volte tale quadro sintomatologico è in grado di <strong>produrre dei problemi secondari che tendono ad aggravarne il decorso</strong>: difficoltà di relazione con i coetanei, scarsa capacità di regolazione emotiva (rabbia, frustrazione, ecc.), crollo dell’autostima, problemi scolastici e molti altri ancora.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda l’età evolutiva, tra i disturbi comportamentali che generano maggiore disagio possiamo far rientrare:</p>
<ul>
<li><strong>Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD &#8211; DDAI)</strong></li>
<li><strong>Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP)</strong></li>
<li><strong>Disturbo della Condotta</strong></li>
</ul>
<p>Generalmente non tutti i problemi del comportamento costituiscono un vero e proprio disturbo. Si realizza tale circostanza quando:</p>
<ul>
<li>il comportamento presenta caratteristiche estreme in termini di frequenza, intensità e durata</li>
<li>quando si rileva la cronicizzazione della modalità comportamentale in questione</li>
<li>quando il funzionamento (scolastico, familiare e sociale) del bambino/ragazzo ne risulta compromesso</li>
</ul>
<h2>Cosa può fare la psicologa in caso di problemi comportamentali?</h2>
<p><img class="alignright size-full wp-image-100" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/06/iperattivita-bambini-problemi-comportamentali.jpg" alt="iperattivita bambini problemi comportamentali" width="250" height="188" />L’intervento della psicologa può risultare vincente solo <strong>grazie alla collaborazione di genitori ed insegnanti</strong>. Un intervento multimodale, infatti, massimizza le possibilità di riuscita nel perseguimento degli obiettivi principali. Nel caso dei problemi comportamentali è necessario <strong>progettare un intervento volto a migliorare la qualità di vita del bambino e dei suoi familiari</strong> agendo sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale. Attraverso il sostegno psicologico, infatti, si mira a:</p>
<ul>
<li>estendere i tempi attentivi e la tolleranza alle situazioni frustranti</li>
<li>favorire nel bambino la tendenza a considerare anche i bisogni altrui e ad utilizzare modalità alternative alla violenza e all’oppositività per raggiungere i propri obiettivi</li>
<li>incoraggiare l’autoregolazione degli impulsi</li>
<li>promuovere il riconoscimento delle proprie emozioni negative, comprendendone l’origine e gli antecedenti, al fine di raggiungerne una gestione adeguata.</li>
</ul>
<p>Negli approfondimenti successivi vedremo più nello specifico i singoli disturbi relativi ai problemi comportamentali.</p>
<p><a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Affrontare l&#8217;ansia disfunzionale nei bambini</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/blog/ansia-bambini-aiuto.html</link>
		<comments>https://www.psicologa-castelliromani.it/blog/ansia-bambini-aiuto.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 14:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Disturbo d’Ansia, in età evolutiva, può essere gener [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Disturbo d’Ansia, in età evolutiva, può essere genericamente descritto con la <strong>presenza di paura e/o ansia eccessiva e inappropriata rispetto a situazioni/eventi estremamente diversi tra loro</strong>. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, American Psychiatric Association, 2014) esso può manifestarsi con modalità diverse a seconda della <img class="alignright size-medium wp-image-75" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/cura-ansia-bambini-300x187.jpg" alt="cura ansia bambini psicologia" width="300" height="187" />situazione/oggetto temuto:</p>
<ul>
<li>Disturbo d’ansia di separazione</li>
<li>Mutismo selettivo</li>
<li>Fobia specifica</li>
<li>Fobia sociale</li>
<li>Disturbo di panico</li>
<li>Agorafobia</li>
<li>Disturbo d’ansia generalizzata</li>
<li>Disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci</li>
<li>Disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica</li>
<li>Disturbo d’ansia con altra/senza specificazione.</li>
</ul>
<h2>Cosa accomuna queste condizioni di natura ansiosa?</h2>
<ul>
<li>La presenza di una preoccupazione/ansia che oltrepassa in modo marcato le aspettative relative al livello evolutivo del bambino.</li>
<li>Ansia che viene estesa a più ambiti della vita del bambino e che interferisce con la propria e altrui quotidianità.</li>
<li>Apprensione eccessiva rispetto l’adeguatezza delle proprie prestazioni a scuola o nello sport.</li>
<li>Presenza, a livello fisiologico, di irrequietezza, tensione motoria, affaticamento, ecc.</li>
<li>Difficoltà di concentrazione, di stabilire un normale ritmo sonno/veglia, irritabilità ed ipervigilanza.</li>
</ul>
<h2>Quali sono gli obiettivi da perseguire per il sostegno psicologico?</h2>
<p>Gli obiettivi da perseguire in un <a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/psicologica.html">percorso di sostegno psicologico</a> variano <strong>a seconda della specificità della problematica ansiosa presentata dal bambino</strong>. Globalmente ci si propone di ridurre la frequenza e l’intensità delle reazioni d’ansia (pianto, scoppi d’ira, ecc.) per scongiurare la compromissione del funzionamento quotidiano. In tal senso, si cerca di favorire il superamento della tendenza a rimuginare su pensieri relativi a minacce e l’<strong>acquisizione di strategie di fronteggiamento</strong> (abilità di <em>coping</em>), di <strong>socializzazione</strong>, di <strong>sviluppo di un dialogo interno positivo</strong>. Il bambino deve essere stimolato a mettersi alla prova e a confrontarsi senza eccessivo timore. Tale scopo potrà essere raggiunto lavorando simultaneamente sul versante dell’autostima. Si aiuterà il bambino a costruirsi un’immagine positiva di sé, a raggiungere la profonda convinzione di essere una persona degna di riconoscimento ed accettazione.</p>
<h3>Come si delinea un buon intervento rivolto a problematiche infantili di tipo ansioso?</h3>
<p>È bene, come prima cosa, <strong>favorire una relazione di aiuto basata sulla fiducia e sull’ascolto</strong>: il bambino deve sentirsi sicuro di condividere apertamente i propri pensieri e le proprie emozioni. La relazione è uno spazio tutto suo, in cui deve <strong>sentirsi accolto e rassicurato</strong>. A tal proposito, va aiutato a riconoscere il proprio vissuto interiore per favorire la consapevolezza relativa a tutti quegli elementi che sono in grado di incrementare la sua ansia.</p>
<p>Simultaneamente si aiuta il bambino/ragazzo a generare <strong>autoaffermazioni positive volte ad incrementare la propria autostima e la conseguente autoefficacia</strong>. Gli si forniscono delle strategie di fronteggiamento e lo si incentiva alla partecipazione in attività quotidiane di tipo sociale e scolastico. Per un intervento che risulti completo è fondamentale coinvolgere genitori ed insegnanti al fine di: facilitare la loro comprensione delle paure adeguate ai vari livelli di sviluppo e ottimizzare le loro capacità di gestione delle stesse. Particolarmente utile potrebbe essere affiancare a tale lavoro, l’insegnamento di tecniche di rilassamento, volte a modulare le reazioni fisiologiche particolarmente fastidiose.</p>
<p>Non può mancare la discussione approfondita di tutte quelle distorsioni cognitive in grado di generare, agli occhi del bambino, la sensazione di essere sottoposto a continue fonti di minaccia/pericolo. Quali di esse sono davvero realistiche? Quali, invece, non lo sono? Come possiamo affrontarle?</p>
<h3>Quali sono gli strumenti utilizzati nella relazione di aiuto ?</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-74" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/strumenti-ansia-bambini-300x234.jpg" alt="strumenti ansia bambini" width="300" height="234" />Anche in questo caso, ritengo prioritario sottolineare che gli strumenti utili <strong>variano in misura della nature e dell’intensità della difficoltà presentata</strong>. Tuttavia, dalla “cassetta degli attrezzi” da cui può attingere lo psicologo dell’età evolutiva troviamo:</p>
<ul>
<li>un percorso di psicoeducazione</li>
<li><em>training</em> di autoistruzioni</li>
<li><em>training</em> di rilassamento</li>
<li><em>training</em> di abilità sociali</li>
<li><em>training</em> di assertività</li>
<li>messa in discussione dei pensieri</li>
<li>tecniche immaginative</li>
<li><em>token economy</em></li>
<li>utilizzo di affermazioni positive</li>
<li>tecniche espositive</li>
<li>desensibilizzazione sistematica</li>
</ul>
<p>Si rimanda a successivi approfondimenti l’analisi più dettagliata degli strumenti qui accennati in favore della completezza dell’argomento.<br />
&nbsp;<br />
<a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;ansia e come affrontarla</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2015 12:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ansia è un’emozione sempre esistita, ha caratterizzat [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’ansia è un’emozione sempre esistita</strong>, ha caratterizzato la condizione umana fin dalle sue origini. Questo si spiega grazie al ruolo adattivo che svolge, in quanto una parte di essa ha permesso la sopravvivenza della specie. Pensiamo al nostro “antenato” che, attivato da un’emozione di natura ansiosa, correva forte per scappare da un predatore. <strong>Per questo motivo non è possibile, né auspicabile procedere alla sua integrale eliminazione</strong>. Tuttavia, la società in cui viviamo ci impone uno stile di vita frenetico e richiedente sottoponendoci quotidianamente a pressioni che ci attivano emotivamente e fisicamente innalzando il nostro livello di ansia.</p>
<h2>Cosa si può fare contro l&#8217;ansia?</h2>
<p>È bene muoversi prima di tutto individuando i fattori scatenanti di tale condizione ed, in secondo luogo, favorendo la riduzione dell’ansia ad un <em>range</em> di normalità.</p>
<h2>Cosa determina una reazione d’ansia?</h2>
<p>Al contrario di quanto si può pensare, seppure molti siano gli eventi traumatici in grado di scatenarla, più spesso sono i singoli e micro eventi quotidiani che, accumulandosi, generano lo sviluppo di emozioni quali paura, stress ed ansia.</p>
<h2>L’ansia è sempre nociva?</h2>
<p>Tutti noi possediamo un livello d’ansia basale, più elevato o meno a seconda della predisposizione personale. Con l’attivazione dello stress il nostro livello di ansia può aumentare in modo vertiginoso fino a raggiungere e superare una soglia, oltre la quale, può manifestarsi un attacco di panico.</p>
<p>Dobbiamo far presente che <strong>ognuno di noi ha più controllo di quanto crede nel ruolo di monitorare e gestire il livello di stress</strong>. Infatti, pur non essendo possibile intervenire sul nostro livello d’ansia basale, è possibile intervenire sul suo aumento oltre la soglia.</p>
<h2>L’ansia si eredita?</h2>
<p>Si è dimostrato che l’ansia si trasmette ereditariamente. Più precisamente si eredita una generica vulnerabilità e non il disturbo in sé. Per questo motivo, essa non deve essere considerata una “condanna” ma come una predisposizione ad aver bisogno di minore quantità di stress per il superamento della soglia.</p>
<h2>Quando l’ansia diventa eccessiva e quindi nociva?</h2>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-69" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/ansia-nociva-300x169.jpg" alt="quando ansia nociva" width="300" height="169" />Secondo la visione di Clark e Beck (2010) è necessario rivolgersi ad uno specialista quando l’individuo manifesta:</p>
<ul>
<li><strong>Pensieri disfunzionali</strong>, ovvero un’errata valutazione del pericolo (in base all’osservazione diretta) in grado di generare paura e/o ansia marcata.</li>
<li><strong>Funzionamento compromesso</strong>, quando l’ansia invalida le abilità della persona in una o più delle aree della nostra vita quotidiana.</li>
<li><strong>Persistenza continua della minaccia e del pericolo</strong>, quando le nostre anticipazioni del pericolo persistono più a lungo del normale. In altre parole, si diventa apprensivi anche solo al pensiero che ci possa essere una minaccia, non valutandone la probabilità effettiva che si verifichi.</li>
<li><strong>Falsi allarmi</strong>, quando si sperimenta una forte ansia in assenza di stimoli minacciosi. Spesso, il sintomo fisico viene interpretato come una prova inconfutabile di una catastrofe certa.</li>
<li><strong>Ipersensibilità agli stimoli</strong>, è l’ansia è attivata da un’ampia e variegata quantità di stimoli</li>
</ul>
<h2>Come si riconosce l’ansia?</h2>
<p>L’ansia si manifesta su 4 livelli:</p>
<ul>
<li><strong>Livello fisiologico</strong>: aumento battito cardiaco, respiro affannoso, dolore al petto, tensione muscolare, ecc.</li>
<li><strong>Livello cognitivo</strong>: paura di perdere il controllo, di danno fisico, ipervigilanza, ecc.</li>
<li><strong>Livello comportamentale</strong>: evitamento, fuga, ricerca di sicurezza, congelamento, irritazione, ecc.</li>
<li><strong>Livello emotivo</strong>: nervosismo, tensione, irritabilità, frustrazione, ecc.</li>
</ul>
<h2>Come si difende il nostro organismo?</h2>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-68" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/sintomi-ansia-300x243.jpg" alt="sintomi ansia" width="300" height="243" />I sintomi sono dati dall’<strong>attivazione dal sistema nervoso simpatico (SNS)</strong> e <strong>parasimpatico (PNS)</strong>.</p>
<p>Il <strong>primo</strong>, prominente nelle situazioni di attivazione fisiologica, possiede un ruolo evolutivo adibito a preparare l’organismo alla difesa/attacco. Ad esempio è responsabile della dilatazione dei polmoni per l’apporto di maggiore ossigeno.</p>
<p>Il <strong>secondo</strong> ha il compito di ripristinare l’omeostasi. Nello specifico il PNS, con l’obiettivo di ridurre al minimo il costo relativo al dispendio di energie, “spegne” il SNS attivato troppo a lungo.</p>
<p>Questi processi sono estremamente rapidi e di antichissima origine tuttavia, al giorno d’oggi, difficilmente la minaccia percepita è in grado di mettere in serio pericolo la nostra vita. L’attivazione fisiologica che ne consegue ci genera, dunque, solo effetti negativi. Ad esempio, quando i nostri polmoni, in una situazione ansiogena, si dilatano per far ricorso a maggior ossigeno, questo non verrà poi utilizzato per permetterci di correre più veloce e cacciare (come avveniva anticamente). Ciò che ci arriverà da questa “fittizia” attivazione fisiologica, sarà una sensazione fastidiosa di dolore e pressione al petto. In altre parole, la preparazione attivata imploderà all’interno del nostro organismo.</p>
<h2>Cosa mantiene la nostra ansia?</h2>
<p>Le risposte date dall’organismo, vissute dalla persona come estremamente potenti e spiacevoli, potrebbero indurla a cercare &#8220;sollievo&#8221;. Quest’ultimo rappresenta un forte motivatore alla fuga o all’evitamento. Comportamenti che, a loro volta, risulteranno controproducenti: impediscono il raggiungimento di quel picco d’ansia che poi  naturalmente decrescerebbe, dimostrando con i fatti all’individuo il suo possibile superamento.<br />
&nbsp;<br />
<a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Consulenza psicologica per bambini, famiglie e insegnanti</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/psicologica.html</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 14:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consulenze]]></category>

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		<description><![CDATA[L’intervento di sostegno psicologico di stampo cognitiv [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervento di <a href="http://www.psicologa-castelliromani.it/approccio-cognitivo-comportamentale">sostegno psicologico di stampo cognitivo-comportamentale</a> deve essere concepito in senso “multidimodale”. Favorire lo sviluppo personale e sociale del bambino è un compito complesso e può esserlo ancor di più se non accompagnato dalla collaborazione degli agenti educativi (genitori, insegnanti, ecc.) che si prendono cura di lui. L’efficacia del percorso di consulenza psicologica è perseguibile solo se il sistema familiare e scolastico agiscono formando una squadra che collabora al raggiungimento dello stesso obiettivo.</p>
<h2>Ma in cosa consiste la consulenza psicologica per i genitori?</h2>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-63" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/genitori-e-figli-300x202.jpg" alt="Consulenza psicologica genitori albano laziale" width="300" height="202" />La consulenza rivolta al genitore si pone l’obiettivo di identificare ed affrontare le difficoltà genitoriali che inevitabilmente emergono in presenza di una problematica infantile. Più precisamente, infatti, si occupa di:</p>
<ul>
<li>Informare circa la natura della problematica in questione: cosa aspettarsi da essa, come si evolve e si manifesta nella quotidianità</li>
<li>Facilitare un dialogo tra i genitori in riferimento al proprio vissuto interiore e alle diverse modalità di prendersi cura del bambino</li>
<li>Improntare un confronto sulle proprie abilità di gestione dei figli</li>
<li>Favorire la comprensione delle proprie reazioni emotive (quali rabbia, ansia, ecc.) al comportamento del figlio per acquisire una più efficace autoregolazione emotiva</li>
<li>Fornire suggerimenti su come modulare stati d’animo e comportamenti del bambino</li>
<li>Portare alla luce convinzioni ed emozioni irrazionali, dunque negative, che innescano i comportamenti indesiderati del bambino</li>
<li>Migliorare la comunicazione ed incrementare l’affettività tra i membri della famiglia</li>
</ul>
<h2>E la consulenza per gli insegnanti?</h2>
<p><img class="alignright size-full wp-image-62" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/squadra.jpg" alt="Consulenza psicologica insegnanti albano laziale" width="300" height="300" />La consulenza rivolta all’insegnante consiste in incontri regolari concordati, i cui principali obiettivi sono:</p>
<ul>
<li>Informare sulle caratteristiche della problematica del bambino</li>
<li>Fornire strumenti di valutazione</li>
<li>Potenziare le risorse emotive dell’insegnante</li>
<li>Spiegare procedure di modificazione del comportamento nella classe</li>
<li>Fornire strategie didattiche per facilitare apprendimento</li>
<li>Spiegare come migliorare la relazione tra alunno in questione ed i compagni</li>
</ul>
<p>&nbsp;<br />
<a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Come si delinea il percorso di consulenza?</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/domande/percorso-consulenza.html</link>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 21:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FAQ]]></category>

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		<description><![CDATA[Si svolgerà un primo colloquio conoscitivo con i genito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgerà un primo colloquio conoscitivo con i genitori (o i tutori) del bambino in cui si raccoglieranno alcuni informazioni circa l’anamnesi del bambino (la sua storia evolutiva), i problemi per cui si richiede una valutazione (frequenza, intensità, ecc.), le aspettative, le modalità pratiche in cui svolgere gli incontri successivi, ecc.</p>
<p>Inizierà, dunque, la fase di assessment e valutazione volta ad identificare l’eventuale presenza di una difficoltà e quanto essa comprometta la funzionalità del bambino nella sua vita quotidiana. Al termine di questa verrà effettuata una restituzione con la consegna di una relazione conclusiva su quanto emerso dalla valutazione.</p>
<p>Infine, se consigliabili, si potrebbero prevedere degli incontri di sostegno o riabilitazione.</p>
<h2><strong>Quanto durano gli incontri?</strong></h2>
<p>Ogni incontro dura 55 minuti.</p>
<h2><strong>Quanto dura il percorso di consulenza?</strong></h2>
<p>È assolutamente variabile a seconda delle caratteristiche del caso, dunque non prevedibile. Le fase di assessment/valutazione si effettua con circa 4 sedute.</p>
<p><a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cos’è e di cosa si occupa la Psicologia dell’Età Evolutiva?</title>
		<link>https://www.psicologa-castelliromani.it/domande/definizione-psicologia-eta-evolutiva.html</link>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 20:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[i.pillai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FAQ]]></category>

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		<description><![CDATA[È quel settore della psicologia che si occupa del proce [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È quel settore della psicologia che si occupa del p<strong>rocesso di sviluppo legato alla crescita fisica e psicologica dell’individuo nel suo ambiente sociale</strong> <strong>e nel periodo di vita che va dalla nascita fino all’età della maturazione sessuale</strong>. In questa fase la personalità di ognuno di noi acquisisce, tramite processi cognitivi ed emotivi, via via maggiore autonomia/maturazione personale e sociale.</p>
<p>Questo processo viene <strong>convenzionalmente suddiviso in cinque fasi</strong>, seppure ognuna di esse può essere individualmente sperimentata ad età diverse:</p>
<ul>
<li>La prima infanzia (da 0 a 2 anni)</li>
<li>Gli anni del gioco/Seconda infanzia (da 2 a 6 anni)</li>
<li>Gli anni della scuola/Fanciullezza (dai 6 ai 10 anni)</li>
<li>La pre-adolescenza (dai 10 ai 13 anni)</li>
<li>L’adolescenza (dai 13 in poi)</li>
</ul>
<p>Tutte queste fasi implicano<strong> il superamento di determinati compiti evolutivi che</strong>, a loro volta, <strong>determinano periodi di crisi fisiologici</strong> e finalizzati al raggiungimento di un adattamento tra la propria visione del mondo e la sempre maggiore complessità della vita interiore.</p>
<p>In riferimento a tale visione, la <strong>Psicologia dell’Età Evolutiva si pone il fine di</strong>:</p>
<ul>
<li>misurare la disfunzione,</li>
<li>identificare il problema</li>
<li>focalizzare l’obiettivo.</li>
</ul>
<p>Più precisamente si indaga circa <strong>la presenza del “sintomo”</strong>, inteso come una manifestazione emotiva e comportamentale del bambino, <strong>che assume un significato all’interno di quella particolare relazione di attaccamento-accudimento</strong>, inserita in un contesto familiare, sociale e culturale specifico. Il più delle volte è una modalità in divenire che è volta al mantenimento di un’adeguata stabilità e coerenza del senso del sé e della percezione della realtà che il bambino è in grado di elaborare nel rapporto con le figure di riferimento. Dunque, tale modalità va compresa e accolta affinché <strong>costituisca una mappa attraverso la quale orientarsi in un viaggio volto a promuovere il benessere emotivo e psicologico del bambino, nella sua unicità</strong>.<br />
&nbsp;<br />
<a href="tel:3338945577"><img class="aligncenter wp-image-86 size-full" src="http://www.psicologa-castelliromani.it/wp-content/uploads/2015/05/contatti-chiara-fantacci.png" alt="contatti-chiara-fantacci" width="700" height="100" /></a></p>
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